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Iran: intesa sullo Stretto di Hormuz sempre più vicina, lo scenario per i mercati

Sintesi

USA e Iran hanno raggiunto un memorandum d'intesa di 60 giorni per estendere il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz senza restrizioni; la firma del presidente Trump non è ancora arrivata ma è data come possibile a breve. Sarebbe la risoluzione del principale rischio geopolitico che domina i mercati da fine febbraio. In caso di firma, la reazione attesa all'apertura di lunedì sarebbe di ulteriore pressione al ribasso sul petrolio (Brent a $91,70 venerdì, -17% nel mese) e di spinta risk-on sull'azionario. Restano però incognite: Teheran afferma che l'accordo non è finalizzato e alcuni punti restano aperti.

Macro

Il canale di trasmissione sarebbe l'energia. Un Hormuz riaperto e un Iran di nuovo esportatore allenterebbero la principale spinta inflazionistica del 2026. Conseguenze attese in caso di firma: ulteriore calo del greggio dai $91,70 di venerdì, raffreddamento delle aspettative d'inflazione e margine per i tassi a lungo (Treasury 10Y 4,45% al 28/5, Bund ~2,96%) di scendere. Per la Fed (FOMC 16-17 giugno) si ridurrebbe il rischio di rialzi; la BCE (11 giugno) manterrebbe il bias restrittivo ma con meno pressione dal lato energia.

Geopolitica

Lo stato dei fatti: USA e Iran hanno raggiunto un MOU di 60 giorni, ma il presidente Trump non ha ancora dato l'approvazione finale e Teheran sostiene che l'intesa non sia chiusa, con alcuni punti di linguaggio ancora da definire. Una firma è indicata come possibile a breve; i colloqui sono mediati dal Pakistan.

Cosa prevederebbe l'accordo: estensione di 60 giorni del cessate il fuoco; transito libero nello Stretto di Hormuz (nessun pedaggio, nessuna interferenza) con sminamento entro 30 giorni; revoca del blocco USA sui porti iraniani e deroghe alle sanzioni che riporterebbero l'Iran a vendere greggio; avvio del negoziato sul programma nucleare. Sarebbe la prima de-escalation strutturale dall'inizio del conflitto del 28 febbraio. Resta l'incognita esecutiva: i tempi effettivi di sminamento e ripresa del traffico determinerebbero la rapidità del sollievo sul mercato energetico.

Outlook & Implicazioni

Scenario atteso all'apertura di lunedì in caso di firma (mercati chiusi; livelli di riferimento = chiusure di venerdì 29/5):

  • Petrolio: ulteriore downside su Brent/WTI dai $91,70 / ~$85,80 di venerdì, il fattore più diretto.
  • Azionario: spinta risk-on, in particolare su Europa e indici energy-sensibili; conferma del momentum dei massimi.
  • Tassi/FX: sollievo sui rendimenti a lungo, possibile indebolimento del dollaro come safe-haven.
  • Volatilità: VIX (15,32 venerdì) già compresso, spazio limitato per ulteriore calo.

Rischio opposto: un fallimento o uno slittamento dei colloqui (Teheran non considera l'accordo finalizzato) riporterebbe premio sul rischio geopolitico e un rimbalzo del greggio.

Per i certificati:

  • Sottostanti petroliferi (worst-of con Eni, oil major): un greggio in calo peserebbe sul sottostante, attenzione alle barriere su strutture energy.
  • Autocall su indici/bancari: contesto risk-on favorevole alla probabilità di richiamo, ma volatilità ai minimi = cedole magre sulle nuove emissioni.
  • Strutture rate-linked: un calo dei rendimenti a lungo modificherebbe il pricing.
  • Da seguire: l'eventuale firma e, lunedì, la reazione di Brent e dei petroliferi a Piazza Affari (Eni).

Fonti

Axios, CNN, CNBC, Reuters, The Hill, PBS. Stato al 28/5/2026: MOU raggiunto, firma non ancora avvenuta. Livelli di riferimento: chiusure di venerdì 29/5/2026 (Brent, WTI, VIX, Bund); US 10Y al 28/5.